Mozzarella vs Burrata, De Luca molto meglio del Consorzio della DOP

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Apriti cielo!

Il Ministero delle politiche agricole ha dato un primo parere favorevole alla denominazione di origine protetta alla “Mozzarella di Gioia del Colle”, prodotto tipico delle Murge baresi e tarantine, e subito il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop e la classe politica, a vario titolo, hanno dato fuoco alle polveri.

Il Consorzio ha imboccato le vie legali con il suo presidente, Domenico Raimondo, che ha dichiarato: “si tratta di un atto doveroso, a difesa del nostro marchio, dei nostri produttori e soprattutto dei consumatori, che sarebbero i primi alle prese con una gran confusione se in commercio trovassero una nuova Mozzarella Dop“.

Così come, diverse sono state le voci e le dichiarazioni di protesta dei politici casertani, una per tutte, sempre a difesa dell‘ingenuo consumatore, quella parlamentare casertana del Pd, Camilla Sgambato: “non avendo una specifica competenza tecnica, comprerà probabilmente il più economico a danno del nostro prodotto caseario, e probabilmente non saprà di aver comprato un prodotto diverso dalla Mozzarella di Bufala Campana DOP. Tutto questo comporterà, quindi, anche una confusione per il consumatore“.

Ma ancora una volta a dettare l’agenda dei media è stato il presidente Vincenzo De Luca che per chiarire e marcare la differenza tra mozzarelle campane e pugliesi ha precisato: “noi siamo affettuosamente e cordialmente vicini ai nostri amici pugliesi ma al di là della burrata non possono andare…la mozzarella è campana!”

Quindi, la preoccupazione maggiore sembra essere quella di evitare che il consumatore-marziano possa essere “fregato” perché, convinto di acquistare la mozzarella di bufala campana, si ritrovi nel piatto quella barese, prodotta con latte vaccino!

Eppure, a dispetto di altri consorzi nazionali, la governance dei produttori e trasformatori di latte bufalino campano ha ripetutamente in questi anni sottovalutato l’importanza e la necessità di una comunicazione strategica di brand e di prodotto (posizionamento, reputazione, obiettivi, programmazione, misurazione dei risultati), fermandosi, al massimo del suo sforzo, a raccontare il trasferimento della sede consortile presso la Reggia di Caserta, photoshoppando il puttino della Fontana di Atteone mentre inforca un candido bocconcino.

La comunicazione del Consorzio DOP, a partire da quella social, sembra procedere alla giornata, senza un piano editoriale preciso e finalizzato, con rarissime sponsorizzazioni e sporadiche call to action.

Per non parlare, poi, dell’assenza allarmante di una strategia SEO organica o sponsorizzata.

Il casaro, per dirla brutalmente, ha smesso il camice e indossato il vestito a giacca, ma è sostanzialmente rimasto fermo a una comunicazione fordista.

Nell’ultimo decennio il massimo delle azioni promozionali e di comunicazione sono state sempre le stesse, senza alcuna attenzione al risultato effettivo e alla necessità di consolidare nel consumatore una percezione sulla qualità, unicità, tipicità e genuinità della mozzarella di bufala.

Ecco, dunque, che negli anni alla sporadica campagna affissionale di poster 6x3mt, si alternava una pianificazione di annunci stampa, per lo più su testate locali, ovvero la partecipazione, a beneficio del presidente di turno, in qualche trasmissione televisiva e le periodiche escursioni fieristiche nazionali e internazionali.

Tutto però senza una precisa strategia a supporto del prodotto.

Allora, forse, anche in questo caso, invece di dar mandato ai pur bravi avvocati per opporsi alla richiesta dei casari pugliesi, si poteva dar incarico all’unico vero creativo della comunicazione politica regionale e chiedere a De Luca di diventare testimonial di una campagna virale a sostegno della mozzarella.

A questo punto, ci scommetto (una treccia e una zizzona) la burrata si sarebbe ritirata di buon grado, il Ministero pur di evitare gli strali deluchiani avrebbe rigettato la richiesta e le bufale potevano pascolare sogni tranquilli.

 

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