LA GIORGIA CHE CONTA – piccola fenomenologia di una leader

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I dati forniti dall’osservatorio politico nazionale di Ixè per Cartabianca, ci restituiscono una fotografia molto interessante delle evoluzioni in atto nella curva dei consensi della politica italiana.

Mentre tutti i partiti e i leader nazionali sono in una conclamata crisi di fiducia e consenso o, al più, eccezionalmente, fanno registrare timidissimi segnali di ripresa (vedi il Pd e Zingaretti), ce n’è uno, con la sua leader, in decisa controtendenza: Fratelli d’Italia, infatti, fa registrare un’avanzata costante e strutturale nelle intenzioni di voto degli italiani.

Il partito di Giorgia Meloni è, oggi, la formazione politica che cresce di più e in maniera assolutamente costante nel gradimento.

Dalle Europee ha raddoppiato, nei sondaggi, il 6,5 % di voti raccolti nel maggio 2019 passando ad un ragguardevole 12,7%.

Interessante è osservare anche la composizione di quel 12,7%: Ixè certifica che più della metà di chi oggi sceglierebbe FDI è stato elettore della Lega (4,4%) o di Forza Italia (1,2%) alle scorse elezioni Europee. Gli ex An non solo intercettano l’elettorato in uscita dai partiti alleati, ma hanno anche il merito di recuperare un buon 2% dall’astensione.

Grazie a Giorgia Meloni, dunque, il centrodestra riesce sia a non perdere consensi per effetto della ridistribuzione interna a vantaggio di FdI, che ad attrarre nuovi elettori.

In questo momento, con Lega e Forza Italia in discesa, è lei la leader più affidabile della coalizione con 4 punti percentuali di vantaggio rispetto a Salvini, fermo al 31%.

Se si esclude il leggerissimo rialzo di Zingaretti (+1%), l’unico leader nazionale che non cala ma resta costante, da mesi, nel gradimento e nella fiducia degli italiani è proprio Giorgia Meloni che segna un ragguardevole 35% da inizio anno, ed è seconda – in assoluto – solo al Premier Conte che pure scende al 38%.

L’ex Ministra della Gioventù del quarto governo Berlusconi è riuscita, in meno di un anno, a trasformare il suo piccolo partito in una forza che oggi veleggia ben oltre il 10% e lei in una leader alla quale gli italiani guardano con un buon grado di fiducia. Di certo ha sfruttato a suo vantaggio i problemi legati ad una successione non facile di Berlusconi in Forza Italia, oltre che gli errori da eccesso di spregiudicatezza che il suo alleato Salvini ha inanellato l’uno via l’altro: Papeete e sconfitta in Emilia Romagna su tutti.

La Meloni, contrariamente dell’ex Ministro dell’Interno, ha avuto il merito di non farsi trascinare quasi mai dall’impeto del momento. Non si è mai resa complice dello schizofrenico inseguimento alla pancia del Paese, né mai ha ceduto alla facile conquista del consenso immediato soffiando sull’emozione contingente. Strategicamente ha puntato tutto sulla lunga distanza, investendo in reputazione, coerenza e low-profile, dimostrando di avere ragione.

Sempre lineare, la Meloni è la leader che non ha ceduto alle sirene governiste né aderendo al Patto del Nazareno Renzi-Berlusconi né a quello giallo-verde del Conte I, accordi che hanno sdoganato ed istituzionalizzato i cosiddetti “inciuci”. In entrambe le occasioni, al contrario, ha scelto la linea intransigente della coerenza che, a quanto pare, le ha portato ottimi frutti.

Negli ultimi mesi, poi, pur non rinunciando mai ad affermare posizioni identitarie per la sua area politica, ha avuto il coraggio di fare delle aperture non scontate, anche rischiose dal punto di vista del consenso, con ottimo tempismo e sempre utilizzando un codice comunicativo netto e sincero.

Una su tutte il tweet di solidarietà ad Arturo Scotto – coordinatore di Articolo 1 – dopo l’aggressione subita a Venezia da un gruppo di giovani di destra.

Giorgia sceglie di non usare il “politichese” e mai si è nascosta dietro formule di stile per non prendere posizione su qualche tema. Comode o scomode che fossero le proprie idee, le ha sempre espresse chiaramente.

Naturalmente, le ragioni della strutturazione di FDI e di Giorgia Meloni passano anche per un uso sapiente e attento dei diversi mezzi di comunicazione. Mentre sceglie uno stile semplice e disintermediato per comunicare sui social, opta per un tone of voice più istituzionale e rassicurante quando veicola gli stessi messaggi a mezzo stampa o in tv: cambia la forma ma mai la sostanza. Così, da un lato mobilita i suoi, dall’altro punta a persuadere elettorati diversi e riesce a conquistare indecisi, ad erodere il blocco del non voto.

Il cambio d’immagine, poi, ha fatto la sua parte: dal biondo dei capelli allo sdoganamento del colore rosso nell’outfit. Prima ha scioccato, poi ha rassicurato.

Giorgia Meloni conquista la fiducia degli italiani perché ha saputo trasmettere di lei l’immagine coerente di donna decisa, ma anche capace di ascoltare e di dialogare con tutti, trovando punti di mediazione possibili nel rispetto delle proprie convinzioni. Ha scelto un posizionamento e una strategia precisa e l’ha portata avanti con costanza e convinzione, mai dimenticando di essere presente sui territori.

Così oggi, mentre gli alleati, per diverse ragioni, arrancano stanchi, Giorgia sembra essere sempre più destinata a conquistare, con merito, la leadership della coalizione di centrodestra. Staremo a vedere.

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