Civica Popolare, cinica e impopolare

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Un caleidoscopio abbacinante, ai limiti della psichedelia.
Una buffa matrioska, un rabberciato puzzle, un improvvisato e maldestro tentativo di infilare in un cerchio tutto quello che (non) andava messo.

In questi anni ho accumulato una certa esperienza in fatto di comunicazione politica ed elettorale. Soprattutto dal punto di vista grafico, per quanto mi riguarda.
Ebbene, ho imparato una cosa su tutte, che può sembrare stupida e marginale, ma non lo è.
Ho imparato a progettare simboli semplici.
Soprattutto per una questione di pigrizia. Perchè, in fase di presentazione delle liste -e dei simboli stessi- è necessario allegare un testo descrittivo che sintetizzi il contenuto grafico del simbolo stesso. Di conseguenza, ho sempre optato per la semplicità, poche e scarne righe. Esaustive. Come piace a me. Che poi la cosa di solito risulti vantaggiosa anche per gli interessi del committente e ai fini della relativa campagna elettorale, tanto di guadagnato (su questo “secondario” aspetto: ovviamente, scherzo).

Ora, provate a immaginare come poter descrivere il neonato simbolo elettorale di Civica Popolare. Immaginate di dover raccontare forme, colori, contenuti testuali e rimandi iconografici presenti nel simbolo. È piuttosto facile intuire che si tratta di dover descrivere non uno, ma ben sei simboli insieme: i cinque inseriti sotto il fiore posto in alto, e il simbolo stesso che contiene il tutto.
Fiori, sfumature, uccelli, cuori, tricolori, bandiere europee.

L’incapacità di mollare l’osso -il proprio simbolo elettorale- da parte di tutti i partecipanti a questo allegro e floreale “carrozzone popolare”; l’ottusa convinzione che la presenza dei cinque simboli possa produrre riconoscibilità (e voti) da moltiplicare per cinque; la non conoscenza della benché minima nozione di comunicazione visiva e di progettazione grafica.
Ecco tre aspetti della questione che hanno portato all’imbarazzante risultato presentato due giorni fa dai promotori dell’iniziativa.

Italia dei Valori, Centristi x l’Europa, Unione per il Trentino, l’Italia è Popolare e Alternativa Popolare. Tutti là dentro.
Infilati alla meno peggio in questo logo, insaccati forzatamente come carne trita nel budello di una soppressata.
Una disperata corsa per prendere l’ultimo treno rimasto. Un affollato, scomodo, obsoleto e lentissimo “accelerato” per Roma.

E’ l’ennesima manifestazione di cinismo politico (ma senza risultati), della burocrazia bieca e del politichese più spiccio e spicciolo.
E il simbolo dell’incompetenza e dell’improvvisazione comunicativa.

Un colore di fondo rosa-fucsia che banalmente ammicca alla femminilità del nome presente nel simbolo. Un modo per dare -almeno nelle intenzioni- un tocco di freschezza e leggerezza. Il tutto completato dall’opera d’arte che campeggia, folle e scellerata, sull’intero simbolo: quel fiore non ben identificato, incastonato come una finta gemma di plastica colorata nella parte alta dello stemma, come un bijoux da bancarella rionale, un orpello senza senso né significato.
Addirittura oggetto di una querelle tra la Lorenzin e Francesco Rutelli, che le contestava l’utilizzo della margherita e a causa di ciò si è optato per modificare il fiore in quello che ora ‘illumina’, con colori che sfumano dal giallo all’arancio, il simbolo di Civica Popolare.
La Lorenzin ha dichiarato che si tratta di una peonia, disegnata -a detta del Ministro- dal figlio di una sua amica. “è un fiore petaloso”, ha aggiunto.
Petaloso.
Capite?
La comunicazione politica.

Per non parlare -ma parliamone, è importante- della resa di leggibilità e riconoscibilità sulla scheda elettorale.
Di solito, i simboli vengono stampati sulle schede nella dimensione di circa 2 centimetri di diametro. Con le dovute proporzioni, i cinque sottosimboli presenti all’interno dello stemma di Civica Popolare verranno riprodotti della grandezza di due o tre millimetri.

Due o tre millimetri.

Ovvero, poco più grandi della punta di una penna a sfera.
Capite?
Capite l’inutilità dell’operazione? Comprendete la cecità di chi ha concepito l’intera faccenda?

Il simbolo elettorale di Civica Popolare racchiude in se cinque anime, producendone automaticamente una sesta.
Sei anime.
All’anima della sintesi. All’anima della chiarezza. All’anima della comunicazione.

Anima errante.
Civica Popolare.
Italia, anno 2018.

P.S.: Peccato. Perché come nome, “Civica Popolare” non era nemmeno male.

Foto: quotidiano.net

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