Le tre mosse di Salvini per il pokerissimo

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Prima l’ordine di voto favorevole all’autorizzazione a procedere nei suoi confronti, poi il digiuno, quindi il citofono.

Le trovate mediatiche del leader della Lega rappresentano l’ultima frontiera del cinismo comunicativo, ma, per quanto eventualmente discutibili sotto il profilo etico, sono, senza dubbio, tecnicamente molto efficaci.
A pochi giorni dal voto di domenica prossima in Emilia Romagna, il cui risultato sarà la prova del nove per la famosa strategia del Papeete che portò Salvini, all’apice della sua popolarità e del suo potere, a staccare la spina al Governo di cui faceva parte, l’ex Ministro dell’Interno, come in una partita a carte, sceglie di fare all-in puntando tutto sul punto finale.

Da buon giocatore di poker, ad agosto, decise di passare la mano pur avendo un ottimo punto, con l’obiettivo di costruirsi la giocata vincente che mandasse sul lastrico tutti i suoi avversari.
Il pokerissimo al quale punta Salvini, passa necessariamente per la vittoria in Emilia Romagna, a casa del nemico. Il Capitano sa che questo passaggio è decisivo e non può permettersi di perderlo: così ha deciso di alzare l’asticella della mediaticità per mettersi, prepotentemente, di nuovo al centro esatto della scena. Ha scelto certosinamente tempi e strategia.

Si è costruito il “martirio” chiedendo ai suoi di votare in commissione per mandarlo a processo. Quindi, si è elevato misticamente chiamando al sacrificio del digiuno i suoi adepti, come forma di preghiera laica verso chi si consegna volontariamente al “plotone giudiziario” colpevole di aver difeso i patrii confini con la sua carne ed il suo sangue, sprezzante delle personali conseguenze. Infine, attingendo a piene mani dall’anfora del pregiudizio, fa quello che tanto piace agli italiani – ovvero il forte con i deboli – citofonando in diretta web e tv ad un cittadino tunisino soffiando sul fuoco dei luoghi comuni.

Salvini investe in empatia mostrandosi uguale, se non peggiore, della massa, è strategia collaudata. Sa bene che lì, in quella più ampia fetta della società italiana – spesso incolpevolmente prigioniera delle proprie paure – è più facile e più utile trovare consenso e voti per raggiungere i suoi obiettivi.

Le tre mosse di Salvini gli hanno permesso di ottenere, adesso, il risultato voluto: i suoi si esaltano, i benpensanti lo criticano, gli avversari s’indignano, ma tutto il Paese non fa che parlare di lui moltiplicando a dismisura l’eco mediatica della sua propaganda, elevando alla potenza la possibilità di engagement di potenziali elettori.

Il Segretario della Lega ha piazzato il colpo ad effetto al momento giusto. Ha puntato tutto sul suo punto finale e sfida gli altri al tutto per tutto.
E però, l’Emilia Romagna non è l’Italia e il trapianto di strategia potrebbe non attecchire come è avvenuto altrove. L’esito delle urne darà il verdetto. Domenica sera ciascuno calerà le proprie carte: non dovremo attendere molto, dunque, per vedere, finalmente, punti o bluff.

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