La Campania non è l’Umbria

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Le regionali umbre sono state elezioni asimmetriche, con gli elettori che hanno di fatto subìto una polarizzazione su temi e leadership nazionali, e di conseguenza, le loro scelte di voto sono state dis-orientate da questa nazionalizzazione del contesto: i cittadini umbri invece di scegliere prioritariamente il miglior candidato alla presidenza e la migliore proposta programmatica sono stati chiamati ad esprimersi in una sorta di referendum pro o contro Salvini, pro o contro l’alleanza agostana tra il Movimento5Stelle e il Partito Democratico.

I candidati alla carica di presidente, che nelle competizioni regionali monopolizzano e dettano l’agenda dei media e delle issues, nel caso dell’Umbria sono stati, al massimo, la spalla silente dei leader nazionali che hanno costruito i loro interventi sulla dicotomia delle rispettive ragioni tra le elezioni mancate, versante salviniano, e la necessità di non fermare l’esperienza di governo, versante Di Mario, Conte, Zingaretti.

Il modello umbro, però, difficilmente potrà essere replicato alle elezioni regionali della prossima primavera, in quanto il contesto campano presenta ben altre singolarità che faranno da freno alla nazionalizzazione della campagna.

Ne evidenzio almeno cinque di queste condizioni inibitorie.

  1. La Campania, a differenza di quanto accaduto in Umbria, avrà un candidato incumbent, quel Vincenzo De Luca che ha dato ampiamente prova di riuscire, a volte anche andando in overdose comunicativa, a dettare l’agenda utilizzando con maestria teatrale il copione della caccia al nemico di giornata;
  2. Lo stesso De Luca, citando Eraclito ama ripetere nei suoi interventi che “il carattere è il demone della persona” e con quel carattere difficilmente accetterà di essere la spalla, Crozza compreso, di qualche leader nazionale, la scena è sua, solo sua, unicamente sua e non di altri;
  3. La Campania (purtroppo) non è l’Umbria. I leader nazionali dovranno muoversi in un vero e proprio campo minato, tra profonde crisi industriali e atavici problemi mai risolti che chiederanno delle precise assunzioni di responsabilità, che pochi o nessuno vorranno prendersi fino in fondo e centralizzare. Pertanto, molti volti noti si terranno lontani o proveranno a far campagna elettorali nelle altre regioni.
  4. Le prossime elezioni regionali campane, a differenza di quelle umbre, molto probabilmente saranno accorpate alla tornata amministrative e alle regionali di Puglia, Liguria, Veneto, Marche e Toscana. È evidente che questa convergenza contribuisce a una minor polarizzazione del singolo contesto.
  5. Infine, si tenga conto che le regionali si saldano senza soluzione di continuità alle amministrative del 2021 quando i napoletani saranno chiamati a scegliersi il successore di Lugi De Magistris, sindaco di Napoli. La più grande, e problematica, metropoli del Mezzogiorno condizionerà, prima nelle alleanze, poi sui temi della campagna, le elezioni campane.

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