Il marketing elettorale e il sindaco alla costoletta

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Il sindaco delle costolette ovvero il marketing elettorale applicato a Raviscanina.

Il marketing elettorale funziona solo nelle realtà metropolitane oppure è utile anche a Raviscanina?
E, soprattutto, uno spin doctor o un campaign manager che gestisce una campagna elettorale sotto una certa soglia di elettori ha le competenze giuste, i titoli e l’esperienza, per fare osservazioni o muovere critiche a un posizionamento elaborato per un candidato di un comune capoluogo?

È questo il dubbio che mi hanno generato Vincenzo Strino e Mauro Ferrari, a vario titolo, impegnati nella campagna elettorale di Gianni Lettieri. Ciò perché in un mio precedente articolo ho evidenziato delle criticità – che confermo nuovamente – di quella campagna e per tutta risposta il senso delle loro controdeduzioni è stato:
“…potrei pensare che siete giovani e che abbiate voglia di entrare nel mondo della politica vera (e di non stare più in paesini dove il sindaco è anche il macellaio che paga in costolette)”, oppure “…scusa, hai ridato un’occhiata, prima di compulsare la tua analisi saccente e fuori registro, alle tue campagne elettorali di periferia con i faccioni e i tuoi slogan “più sviluppo e più lavoro”, “promuovere lo sviluppo”, “Compro qui il giornale, perchè è qui che vivo”.
Quindi, le mie osservazioni non hanno validità in quanto l’esperienza di Arcadia è per la maggior parte costruita con campagne elettorali alla costoletta!

C’è una risposta empirica a questo dubbio?
Cambiamo mestiere come suggerisce Strino?
O ci dedichiamo alla critica delle sole campagne di periferia come lascia intuire Ferrari?

Diamo un contributo valido al dibattito

A mio modesto avviso, invece, non per difendere le nostre campagne “alle costolette” (che sono ovviamente opinabili, censurabili, vivisezionabili al pari di quelle del buon Ferrari!) ma per cercare di dare un ulteriore contributo al dibattito, forse il senso autentico di questo mestiere si apprezza molto di più in paesi, comuni o municipi dove le competizioni elettorali si vincono o si perdono per una manciata di voti.

In questi contesti, l’agenzia riesce a massimizzare la qualità del posizionamento, a ottenere una penetrazione efficace del messaggio, a capire da subito se la campagna è in sintonia con il mood dell’elettorato e, in particolare, se la rappresentazione del candidato e della sua lista, è identica alla percezione che ne hanno i cittadini.
In questi contesti, forse, la comunicazione determina la vittoria o la sconfitta del candidato sindaco.

La comunicazione, Torricelli e la Juve

Sarà così o meno, ma vorrei continuare a pensare, a dispetto dell’opinione di Strino e Ferrari, che anche nel nostro settore, oggi puoi essere un Torricelli qualsiasi, che all’inizio degli anni novanta lavorava come falegname in una fabbrica di mobili della Brianza e dopo un’amichevole di periferia esordisce in Serie A, il 13 settembre 1992, nella Juventus vincendo Coppa Uefa, scudetto, Coppa Italia, Champions League, Coppa Intercontinentale, Supercoppa italiana e Supercoppa europea.

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