E’ sempre colpa di un altro

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Premessa fondamentale: ho un debole per Beppe Fiorello. Quando poi mi sono imbattuta in un video sulla rete di un suo intervento ad un programma televisivo, mi è risultato ancora più simpatico.

Un monologo di cinque minuti, ma di grande effetto, una storiella satirica su come funzionano le cose qui in Italia. Perché, diciamocela tutta, la satira breve, pungente, ben fatta, arriva più di ogni altro tedioso intervento, politico o meno che sia.

L’attore fa una serie di esempi basati sulla vita di tutti i giorni, piccole cose quindi, ma che simboleggiano uno dei tratti più odiosi e radicati nella società italiana: la deresponsabilizzazione, in altre parole: “non è colpa mia”.

È un atteggiamento talmente diffuso che non ci si preoccupa più di doverlo risolvere, tanto ormai “così vanno le cose”, un altro luogo comune gettonatissimo, strettamente legato al primo, secondo cui la responsabilità di certi eventi (negativi ovviamente!) risale talmente indietro nel tempo da non poter essere più rintracciata, per cui il “qui e ora” se ne lava le mani.

La cosa interessante è che il bravo Beppe Fiorello, contrariamente da quanto si possa immaginare, non parte facendo esempi con il mondo politico, bensì dalla società civile, cioè noi. Il dentista, il muratore, l’impiegato pubblico, insomma le persone con cui abbiamo a che fare tutti i giorni della nostra vita. Quasi a voler sottolineare che lo scollamento tra politica e società è, sì, profondo, ma non del tutto netto perché alla fine siamo fatti tutti della stessa pasta.

Ogni volta che i politici non ci sono da buon esempio, scrollandosi di dosso ogni colpa e rinfacciando le nefandezze odierne a personaggi recenti o storici, siamo subito pronti a sottolineare e a criticare la totale mancanza di maturità etica e politica, dimenticandoci delle macchie sulla nostra coscienza.

Nelle democrazie rappresentative, delegare qualcuno a governare per noi non equivale proprio a dire “il mio dovere l’ho fatto, ora sbrigatevela voi”, così come ricevere l’incarico a rappresentare chi ci ha votato non sta per “la politica è malata da secoli, quindi non dipende da me”.

È difficile scardinare un’abitudine, un pregiudizio, uno stereotipo, però, bisogna ricordarsi che la cultura, nonostante sia qualcosa di sedimentato nel tempo, non è immutabile, anzi cambia più rapidamente di quanto si possa immaginare.

Tanto per cominciare, bastano appena sei minuti per iniziare a rifletterci sul serio. Bravo Beppe che ce l’ha ricordato!