Il latte di Matteo

Il primo giorno di scuola di Matteo Renzi è filato via senza intoppi. Del resto, è prassi consolidata che nel dì del giuramento  di solito ci sono solo sorrisi, abbracci e pacche sulle spalle. In poco più di un anno il sindaco di Firenze è passato dalla sonora sconfitta alle primarie contro Bersani alla conquista di Palazzo Chigi passando prima da Largo del Nazzareno.

Di Matteo Renzi è stato scritto tanto nelle ultime settimane e tra i diversi commenti si è anche detto da più parti, in particolare dai suoi oppositori politici, che gli italiani si ritrovano il terzo Presidente del Consiglio che non ha prima avuto il battesimo delle urne. Dopo Monti, fortemente cercato e voluto da Napolitano, dopo i dieci mesi di Letta (che non era il leader della coalizione di centrosinistra alle politiche del 2013), ecco che ci rifilano a capo del governo un sindaco eletto dai fiorentini ma non certo votato, seppur indirettamente, dal popolo italiano.

Quindi, dopo Berlusconi, premier dal 2008 al 2011, Renzi conquista lo scranno più importante di Palazzo Chigi senza essersi segnato la fronte con l’olio sacro delle democrazie post-industriali: il voto popolare. L’obiezione, in verità, per quanto ben accolta da un populismo imperante non trova fondamento nè nella Carta Costituzionale, nè tantomeno nelle norme dell’attuale legge elettorale.

Ma, per come è messa l’Italia oggi, forse, è preferibile avere non tanto il terzo Presidente del Consiglio non proposto agli italiani nella tenzone elettorale quanto il primo che conosce il prezzo, e di rimando il valore, di un litro di latte, il costo del biglietto del Frecciarossa da Firenze a Roma, la tariffa del taxi dalla stazione Termini a Piazza Monte Citorio.

Non penso, infatti, che Berlusconi, Monti, Letta, Prodi, Amato, D’Alema, Dini, solo per citare i nostri Presidenti del Consiglio degli ultimi venti anni, abbiamo mai messo nel carrello della spesa al supermercato un litro di latte fresco.

Ecco, per provare a riconciliare gli italiani con la politica e i politici e tentare la scalata all’Everest delle riforme strutturali, l’esperimento al vetrino del governo Renzi potrebbe risultare, tra tanti dubbi, quello vincente. Quindi, meglio un presidente non eletto che però conosce il costo di un litro di latte, ovvero le difficoltà quotidiane degli italiani che cento presidenti eletti che non ti rispondo se gli chiedi il prezzo di un chilo di pane.