Il talento di Bob

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Roberto Giachetti è più talentuoso di Matteo Renzi. Meno “bello e carismatico” ma decisamente più bravo del sindaco di Firenze.

Matteo gode di buona stampa. Roberto non se lo fila nessuno: non fa notizia, non è trend e non buca lo schermo, anche perché nessuno lo chiama!

L’uno per lo più osannato, l’altro, per la maggior parte ignorato.

Eppure Roberto, zitto zitto, piano piano, raccoglie un discreto numero di follower, di seguaci e seguci interessati e attenti. Roberto ha superato quota 15.000, Adesso Partecipo di Matteo è di poco sopra quota 8.000!

Li guardo entrambi dal balcone del mio appartamento virtuale mentre continuano a giocare e crescere nella piazzetta della politica italiana: due percorsi diversi, due progetti di rinnovamento differenti, il primo cittadino toscano vuole cambiare il Partito Democratico e rottamare in un colpo solo Prima, Seconda e Terza Repubblica con tutti gli annessi e connessi, il secondo, invece, bontà sua ha l’ambizione smodata di voler modificare una insana legge elettorale.

Matteo e Roberto sono agli antipodi nei modi, nel carattere e nei mezzi e mentre li osservo mi riportano alla memoria quanto Antonio Bisaglia diceva di due rampolli democristiani: “ho due figli, uno bello (Pierferdinando Casini) e uno intelligente (Marco Follini)».

Quello intelligente, oggi, continua la sua battaglia contro il Porcellum che ci ha portato in dote parlamentari nominati, lontani dai territori, avversati, più dei loro demeriti, dai cittadini. E lo fa, pannellianamente, con lo strumento più sano e veritiero per un politico nostrano: lo sciopero della fame!

Quello bello, oggi, porta avanti una rivoluzione giacobina che si esaurirà nella sua massima esplosione nel mettere in soffitta qualche vegliardo dirigente post-comunista. E lo fa, berlusconamente, facendo intravedere un nuovo miracolo italiano.

Matteo è bello ma, accidenti, Roberto è talentuoso con la sfortuna di vivere in Italia.

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