Non stampo manifesto!

Il nostro non è un mestiere strano. Anzi. Strana è, invece, l’Italia. Molto, decisamente molto, strano è il Meridione. Fino a qualche tempo fa, invece, la pensavo diametralmente all’opposto. Ero convinto che l’alieno non fosse il candidato ma lo spin doctor.

Poi, ho provato a riflettere e tutto è stato più chiaro: in qualsiasi altro paese, l’intervento di David Axelrod, nel 2008 capo della campagna elettorale di Barack Obama, sulla comunicazione del professor Monti avrebbe sortito ben altri effetti, mentre, da noi, contrariamente alle attese, ha coinciso con l’inizio della fine per l’allora Presidente del Consiglio.

Quindi, delle due l’una: o lo spin doctor è solo portatore sano di fortuna o in Italia la classe politica non ha ancora compreso il peso, l’importanza e le regole tanto semplici quanto complesse della comunicazione politica ed elettorale.

A mio modesto avviso, paghiamo ancora uno scotto all’elevato tasso di partitocrazia della vita politica. Per cinquant’anni il candidato di turno si è identificato con il suo partito, la sua carriera, e di conseguenza la sua comunicazione pubblica, dalla culla alla bara, era seguita, accompagnata, gestita per la maggior parte da sapienti funzionari di partito.

Con la scomparsa improvvisa e repentina dei partiti e il contemporaneo avvento di Berlusconi, il politico-candidato si è trovato spiazzato: doveva far da se, ma non sapeva come, perché, quando e soprattutto con chi.

E’ questa è stata l’inizio della nostra fine!

Invece di preparare il politico al confronto con il suo consulente, abbiamo pensato fosse necessario prepararlo al confronto con il rivale.

Invece di spiegargli cosa dire e non dire in pubblico, dovevamo aiutarlo a capire che la sottile differenza che passa tra spin doctor e tipografo, l’ancora più labile differenza tra campaign mannager e ufficio stampa.

Tant’è, abbiamo commesso un peccato difficile da mondare.

L’alieno è il candidato ma la colpa maggior della sua condizione è in parte nostra.

Perciò, oggi, quando mi presento in qualche segreteria metto subito le mani avanti:
“sindaco – preciso gaudente – non stampiamo manifesti” e nelle pupille del mio interlocutore vedo calare un gelo di incomprensione: “ma questo qui cosa vuole?”.